A volte a lezione qualche allieva/o mi dice: ‘Devo andare via un pò prima. Quando voi andate in Savasana, esco’. Io rimango un pò così e rispondo di non saltare Savasana del tutto, ma di farlo almeno 5 minuti.
Perché?
Savasana, che letteralmente significa la posizione del corpo privo di vita, non è solo un rilassamento. E’ un momento fondamentale della pratica, secondo tanti grandi maestri il più difficile, nel quale abbandoniamo consapevolmente ogni volontà e controllo sul corpo.
A livello fisico avvengono cose molto importanti: i ritmi cardiaco e respiratorio rallentano, la muscolatura si distende, il sistema nervoso si placa e, durante questo ‘grado zero’ del corpo, la pratica può entrare profondamente, venire integrata, ‘diventare sistema’.
Per quanto così importante è un momento difficile. Quando ci fermiamo completamente sdraiati a terra la nostra mente nella migliore delle ipotesi tende a portarci verso il sonno, soprattutto se è sera, nella peggiore delle ipotesi si scatena in mille pensieri fra incombenze varie, preoccupazioni e quant’altro.
Tutto questo è molto normale e non deve farci pensare che allora Savasana non stia funzionando o non serva.
Al contrario la cosa da fare è rimanere lì e osservare il corpo che si abbandona, il respiro che si fa tranquillo, osservare anche i pensieri, magari senza aggrapparci ad essi ma lasciandoli scorrere. Rimaniamo lì e prendiamo eventualmente atto che facciamo fatica a stare in Savasana. Anche questo fa parte della pratica che è il nostro laboratorio di osservazione e di lavoro su di noi.
Quindi il mio suggerimento è di praticare sempre Savasana, un momento fondamentale di abbandono, ascolto, consapevolezza e contatto con noi stessi.
